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Rosetta, la stele spaziale
Relatore: Alessandra Rotundi
Dipartimento di Scienze e Tecnologie – Università di Napoli “Parthenope”

Rosetta, la stele spaziale 

Relatore: Alessandra Rotundi 

Dipartimento di Scienze e Tecnologie – Università di Napoli “Parthenope”

CDN, IC4, 80143 – Napoli, Italy

&

Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali-INAF

Via Fosso del Cavaliere 100, 00133 Roma

 

Abstract:

Rosetta, il nome della città egizia (Rashid) dove fu ritrovata la stele, una lastra in granodiorite che nel 1822 ha fornito una chiave decisiva per la comprensione dei geroglifici.

Rosetta, il nome della missione spaziale dell’agenzia spaziale europea, che ha fornenito una chiave decisiva per la comprensione del linguaggio delle comete.

Si tratta di un’impresa davvero incredibile: 1) ha seguito, per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale, una cometa, la 67P/Churyumov-Gerasimenko, per più di due anni, durante l’avvicinamento e l’allontanamento dal Perielio; 2) ha rilasciato per la prima volta un lander, Philae, su un nucleo cometario; 3) ha avuto uno scenario di fine missione quasi fantascientifico con il lento spiraleggiare della sonda Rosetta stessa che il 30 settembre 2016 si è “posata” sulla superficie del nucleo cometario.

Perché è così importante studiare le comete? Perché le comete sono considerate dei serbatoi di materiale primordiale, cioè di materia che non ha subìto sostanziali trasformazioni rispetto a quella costituente la nebulosa proto-solare da cui ha avuto origine il Sistema Solare. Studiare le comete ci porta oltre che indietro nel tempo, al momento della formazione del Sistema Solare, anche lontano nello spazio perché conservano la componente di polvere presente nel mezzo interstellare. Inoltre, le comete contengono acqua e molecole organiche pre-biotiche che unite all’energia sono i tre componenti essenziali per l’insorgere di forme biologiche. Durante il periodo di instabilità gravitazionale del Sistema Solare, conosciuto come “il grande bombardamento cometario”, circa 3,9 miliardi di anni fa potrebbero essere stati i vettori che hanno portato i tre componenti fondamentali sulla Terra e quindi aver contribuito all’insorgere delle prime forme di vita.

Breve Curriculum Vitae:

Alessandra Rotundi, nata a Roma, il 27 ottobre 1963, 2 figli.

E’ Professore Ordinario di Astronomia e Astrofisica presso il Dipartimento di Scienze Tecnologie, Università di Napoli “Parthenope”. Svolge la sua attività di ricerca presso l’INAF-Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale, Roma. Si è laureata in Fisica presso l’Università di Roma “La Sapienza” e ha conseguito il dottorato di ricerca in Ingegneria Aerospaziale presso l’Università di Napoli “Federico II”.

E’ stata responsabile dell’unico team italiano selezionato dalla NASA per l’analisi di campioni di polvere raccolti nella chioma della cometa 81P/Wild e portati a Terra nell’ambito dalla sonda spaziale Stardust/NASA.

E’ responsabile dello strumento GIADA (Grain Impact Accumulator and Dust Analyser), ora a bordo della sonda spaziale Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea.

Mercoledi’ 7 Dicembre 2016

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